Politica

Nola – “Mandatopoli”: responsabilità dirigenziali e silenzio della politica

L’imbarazzante vicenda che ha coinvolto il comune di Nola e l’ufficio ragioneria, non ha scosso la politica cittadina che continua ad essere silente. Un silenzio assordante, nonostante la gravità dei fatti contestati dalla Procura nolana e dalla Guardia di Finanza.

Nessuna presa di posizione, ad eccezione di quella obbligata del sindaco Biancardi; la riunione di giunta e la nomina di una commissione interna per le verifiche dei conti, era un atto dovuto.

Tacciono i capigruppi di maggioranza e opposizione che tanto chiasso fanno per questioni più banali, nessuna nota, nessuna dichiarazione. Inconcepibili modi di vivere politicamente la città ed un comune con alcuni dipendenti che si sarebbero macchiati di atti di infedeltà, attraverso l’emissione di indebiti pagamenti in favore di imprese prestatori di servizi e di forniture. Un voltare le spalle al problema dei consiglieri comunali, costretti paradossalmente a subire anche le critiche da parte di alcuni dipendenti, che li accusano per i mancati controlli attuati, chiedendo a gran voce le dimissioni dell’attuale maggioranza.

Ma sono voci che gridano tra l’indifferenza verso un problema che sembrerebbe vecchio a conferma di un modus operandi che potrebbe annidarsi negli uffici comunali da tempo. Un contesto temporale, dal 2004 al 2009 cha ha visto già la conclusione di una indagine sugli appalti per i servizi di manutenzione, pulizia e facchinaggio. Appalti, con lievitazione della base d’asta, ma sopratutto pagamento delle determine, che nel 2011, portò all’arresto di un dirigente al termine di una fase investigativa che né il procuratore Mancuso, né la Guardia di Finanza considerava conclusa.

Un’indagine che sarebbe proseguita, e la vicenda di oggi con il coinvolgimento di alcune dipendenti dell’ufficio ragioneria, potrebbe essere la conseguenza logica dell’analisi degli atti, che gli inquirenti avrebbero analizzato, nello stesso periodo di riferimento della prima inchiesta. E mentre si attende la pronuncia della magistratura, il comune aspetta di recuperare i danni erariali causati da quindici dirigenti, dal 2001 al 2006, per 1.800.000 euro, si presenta parte civile nell’attuale procedimento in corso, chiedendo di recuperare i danni economici provocati da dipendenti infedeli, anteponendo all’illegalità il rispetto delle regole, della trasparenza, tutelando gli impiegati onesti.

Questo si chiede sul fronte amministrativo, mentre politicamente si dovrà riflettere sulle occasioni mancate per invertire la rotta attraverso il cambio delle dirigenze, sempre pensato ma mai attuato. Ora si aspetta che il tempo affievolisca la macchia, per rientrare nei giochi di una campagna elettorale, che dovrà rinnovare sindaco e consiglio comunale, e aspettando il lavoro della magistratura per ottenere ciò che non si è stati capaci di fare.

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