Cronaca

Napoli – Muore in un incidente Federico Bisceglia, il magistrato di “Terra Mia”

È morto in un tragico incidente stadrale Federico Bisceglia, magistrato della Procura di Napoli Nord, una fatalità che ha strappato il PM di origini calabresi ai propri cari mentre tornava a Botricello, nel catanzarese, suo paese d’origine, dove spesso il fine settimana si recava per riabbracciare la propria famiglia.

Bisceglia, secondo le prime ricostruzioni dei Carabinieri, stava percorrendo il km 205,700 sulla carreggiata sud dell’A3 Salerno – Reggio Calabria a bordo di una Lancia K, quando ha sbattuto contro le barriere laterali in un tratto ancora sprovvisto di interventi d’ammodernamento, con dinamiche ancora da chiarire. Dopo l’impatto, il mezzo è andato in testacoda e poi è finito fuori strada, senza coinvolgere nel rocambolesco incidente nessun altro veicolo. Insieme con Bisceglia viaggiava una donna, ricoverata ora nell’ospedale di Cosenza in prognosi riservata; nel frattempo, la Procura di Catanzaro ha già disposto l’autopsia sul corpo del PM per chiarire le circostanze del decesso. I funerali si svolgeranno nella Basilica dell’Immacolata di Catanzaro.

Bisceglia era stato in servizio nella procura della repubblica del Tribunale di Nola, coordinata da Adolfo Izzo. Attualmente era procuratore aggiunto nel Tribunale di Napoli nord. Esperto nella ricognizione dei reati ambientali, ha condotto importanti inchieste di contrasto alle attività di eco-mafia sui territori. Tra le altre aveva sviluppato, in attiva sinergia con il Corpo Forestale di Stato, la coraggiosa e complessa inchiesta “Terra Mia”, che fece emergere la devastazione delle matrici ambientali, che si è venuta consumando nei decenni scorsi per effetto del traffico illecito dei rifiuti tossici e pericolosi sui territori di Nola-Marigliano-Acerra, la mappa del “triangolo della morte”, che si salda senza soluzioni di continuità con la “Terra dei fuochi”. L’attività investigativa su “Terra Mia” si protrasse dal 2001 al 2004 e le risultanze acquisite determinarono, per la prima volta in Italia l’ipotesi di configurazione del reato di disastro ambientale, con carico di diretta responsabilità per imprenditori locali non riconducibili in modo organico e diretto ai clan camorristici attivi sull’area.

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