Cronaca

Area nolana – Rifiuti tossici: boss Nino fece uccidere pastore che gestiva business

Quattro ordini di carcerazione sono stati emessi dal gip del tribunale di Napoli, nei confronti di Alfonso Nino, ritenuto capo e promotore dell’omonimo clan e già sottoposto a regime di detenzione, di Domenico La Montagna, Marco Assegnati e Nicola Luongo.

Per l’accusa sarebbero coinvolti negli omicidi di Francesco Affinita, di Luigi Guadagno e di Felice Napolitano. Fatti accaduti tra il 2002 e il 2003. Le indagini avrebbero avuto una svolta a seguito delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia che avrebbero indicato negli indagati il mandante e gli esecutori materiali insieme ad Antonio Di Buono, oggi collaboratore di giustizia e reo confesso degli omicidi.

Nel caso di Francesco Affinita, il movente sarebbe stata la volontà dei clan di punire il pastore che avrebbe infastidito le attività del sodalizio criminale nella zona di competenza dell’Asi di Nola. Nell’omicidio di Napolitano il clan avrebbe voluto sopprimere il referente di un gruppo criminale, operante sui territori di Cimitile, Roccarainola e Camposano, prima alleato e poi entrato in contrasto con il clan Nino, la cui attività persistente nell’area, sarebbe stata riaffermata anche da un nuovo collaboratore di giustizia, che avrebbe indicato il clan Nino come una propaggine operativa del clan Moccia.

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