Cronaca

Angri – Tensioni in maggioranza – Riunione infuocata

Maggioranze angresi. La forza dei numeri trasmessa alle ambizioni degli uomini. Un male comune per molte amministrazioni del Sud dove il personalismo va al di sopra dell’impegno pubblico. Angri non è stata risparmiata, e in quindici mesi di governo, la variopinta compagine amministrativa, stenta ancora a ritrovare comune senso di appartenenza ai programmi, avendo dimenticato in fretta quanto proposto agli elettori, i motivi per i quali dovevano votare il cambiamento, chiedendo consensi nel nome di una rilancio della città, dopo anni di oblio. Una memoria corta che dimentica presto e chiede troppo, senza attivare le energie giuste affinché qualcosa, programmato in campagna elettorale, possa essere materializzato per giustificare il ruolo agli occhi dei propri elettori, ormai scettici e delusi da un cambiamento annunciato e che ancora non si è visto.

E mentre la città dalle attese tradite, aspetta ancora qualche segnale di vita da palazzo di città, si svolgono incontri, riunioni, con assenza e presenze in seconda convocazione. Una mini-resa dei conti per una maggioranza che di conti non ne fa per assenza di fondi. Un confronto interno per risolvere contrapposizioni e divergenze, riportando al centro degli interessi la città. Almeno sembrerebbe questo l’esito dell’infuocata riunione di maggioranza che si è svolta ieri sera. Il sindaco avrebbe ritrovato una maggioranza coesa, che avrebbe messo da parte polemiche e attacchi incrociati, allontanando un rimpasto di giunta, ridando al sindaco quel ruolo di guida che per mesi non sarebbe stato condiviso in maniera unanime. Una tregua armata, forse quella raggiunta nella serata di ieri. Ma la politica la fanno gli uomini e ad Angri i politicanti di sempre, affiancati da giovani inesperti e ambiziosi, hanno dimostrato negli anni, di anteporre i litigi ai programmi, di indebolire maggioranze e produrre commissariamenti. La storia è stata scritta e quanto fatto è diventato storia vissuta, e il futuro servirà a giudicare gli uomini, per quello che si è pensato di fare e soprattutto per quello che non si sarà riuscito a fare.

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