Politica

Angri – Riprese televisive del Consiglio, varato il regolamento

Nuove regole per la disciplina delle riprese audiovisive e diffusione del consiglio comunale e delle commissioni permanenti. Il comune di Angri vara il regolamento approvato nella seduta consiliare di due giorni fa, una scelta di imposizione delle regole che sembra contrastare con l’articolo 21 della costituzione, dove tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. E soprattutto che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

E proprio da quest’ultimo concetto che partiamo.Nel punto 3 del regolamento comunale si evidenzia che  per poter effettuare le riprese dei lavori del consiglio bisognerà essere autorizzati; un’autorizzazione, come si legge, subordinata alle decisioni del presidente del consiglio. Per le sedute pubbliche, in base al decreto legislativo 196 del 2003, l’attività giornalistica può essere esercitata anche senza il consenso degli interessati, perchè svolta nell’esercizio del diritto di cronaca, al massimo si dovrà provvedere a fornire le necessarie credenziali che attestino l’effettivo esercizio del diritto di cronaca: l’iscrizione all’albo professionale dei giornalisti o la dichiarazione del Direttore Responsabile della testata giornalistica che richiede l’accredito.
La regola numero 4 dell’ente angrese al comma 5 si preoccupa di prevenire l’indebita divulgazione dei dati sensibili e giudiziari per tutelare la riservatezza dei soggetti presenti e oggetto di dibattito e vieta le riprese ogni qualvolta le discussioni consiliari hanno per oggetto dati di tale natura e che presentano rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali dell’interessato. Un giro di parole per oscurare pubbliche dichiarazioni rilasciate in un contesto istituzionale, e ci chiediamo se verranno anche cancellate dai verbali ufficiali.

Inoltre viene obbligato agli operatori autorizzati, di eliminare tutte le dichiarazioni lesive della dignità di terzi, che ricordiamo sono state espresse in una seduta pubblica di consiglio comunale. In pratica si impedisce la comunicazione di elementi di cronaca nati durante un pubblico confronto.

Un regolamento lacunoso e censore che vuole controllare la libera informazione decidendo cosa comunicare ai cittadini oscurando il diritto di cronaca costituzionalmente riconosciuto, che colpisce l’informazione radio televisiva lasciando “libera” dalla censura la carta stampata, per la quale non sono stati previsti né vincoli né regole.

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